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Castello dell'Innominato Lago di Garlate Lecco

Le prime notizie storiche riguardanti una fortezza in questa zona risalgono all'epoca carolingia, quando venne costruito per un sistema di fortificazioni di cui si ha testimonianza nel torrione centrale.[1] Con probabilità la fortezza era già presente all'epoca dell'imperatore Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero nel XII secolo. Nel 1312 la presenza della rocca è accertata dal fatto che figuri tra i beni di Guido della Torre[2]. I danneggiamenti al castello iniziarono nel 1373 ad opera di Bernabò Visconti, nemico dei Della Torre, e poi proseguirono per tutto il secolo durante le lotte tra guelfi e ghibellini. Ma anche la popolazione locale se ne servì successivamente come fonte di materiale da costruzione, fatto che ha pesantemente alterato il complesso nei secoli modificando gran parte della struttura originaria[3].

In primo piano si trova la Croce dedicata al cappellano di guerra Giovanni Battista Pigato, mentre in secondo piano è presente l'ultima cappella dedicata a San Girolamo

La proprietà del castello fu sempre contesa tra Milano e Venezia, quando passò definitivamente alla Serenissima con la Pace di Lodi nel 1445. Il 15 aprile 1509 in seguito alla Lega di Cambrai le truppe francesi e brianzole guidate da Carlo d'Amboise, governatore di Milano, distrussero buona parte del castello con il pretesto che le mura della rocca, essendo già danneggiate, erano troppo pericolose per il borgo sottostante. Nel 1529 viene organizzata da Gian Giacomo Medici un'invasione della bergamasca ed è in questa occasione che suo fratello, Battista Medici, decide di restaurare il castello ormai in rovina, azione che però venne impedita dall'esercito veneto. San Girolamo Emiliani utilizzò il castello nel 1534 per ospitare gli orfanelli nel quale aprì una scuola di grammatica e una specie di seminario dove si alternavano lo studio, il lavoro agricolo, attività di rilegatura e il tornio. Inoltre vi stabilì delle strutture create dalla congregazione dell'ordine dei chierici regolari di Somasca. Il 26 ottobre 1628 il castello venne ceduto dalla famiglia Limonta di Vercurago ai Padri somaschi[4].

Il Castello si erge su uno sperone di roccia calcarea detto del "Tremasasso", che si trova a circa 420 metri di altitudine, posizione strategica dalla quale è possibile vedere la Valle San Martino. della struttura si conservano ancora intatti il muro perimetrale, parte dei bastioni difensivi e alcune torri, mentre gli spazi coperti e le cappelle presenti sulla sommità sono state in gran parte ricostruite in tempi successivi. Le mura originarie sono state parzialmente danneggiate da cannonate sparate dagli austro-russi contro i francesi, qui asserragliati nell'ambito della riconquista di Lecco nel 1799. Originale è pure la lunga scalinata per giungere al castello, direttamente scavata nella roccia e accessibile passando dalla Via delle Cappelle dedicate a San Girolamo.

Dopo la morte nel 1976 del cappellano di guerra Giovanni Battista Pigato, appartenente all'ordine dei chierici regolari di Somasca e sepolto alla Valletta, è stata decisa la costruzione di una grande croce. La fortezza è oggi più conosciuta col nome di Rocca dell'Innominato, in quanto la tradizione vuole che l'edificio fosse stato una delle residenze di Francesco Bernardino Visconti, signore di Brignano che apparteneva a una delle più importanti famiglie nobili milanesi, ma che si era macchiato di reati gravissimi, al quale Alessandro Manzoni si ispirò ne "I promessi sposi" per la creazione del nobile e ignoto personaggio. La dimora dove il Visconti nacque e visse maggiormente, però è il castello di Brignano d'Adda.[5][6]

Cappella di Sant'Ambrogio[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso del castello con la facciata della cappella di Sant'Ambrogio

Della piccola cappella di Sant'Ambrogio si ha prima notizia scritta nel 1339, ma rimase in profondo stato di abbandono a causa del'eccessiva distanza tra il castello e l'abitato di Vercurago. Dopo l'arrivo di San Girolamo Emiliani la cappella venne restaurata dai Padri somaschi con pietra recuperata dal forte, come ricorda un'iscrizione interna del 1530. Dopo aver subito ulteriori rifacimenti a fine Ottocento, oggi la struttura viene utilizzata solo per funzioni occasionali. L'interno, in pietra a vista, culmina in un'abside con un affresco del 1532 quindi risalente all'epoca di San Girolamo e raffigurante Sant'Ambrogio in trono, con un cartiglio dedicatorio nella parte superiore. Al di sopra del cartiglio è presente un altro affresco di epoca più tarda raffigurante San Girolamo.

Via delle Cappelle[modifica | modifica wikitesto]

La Via delle Cappelle di Somasca termina con la sua undicesima cappella alla Rocca dell'Innominato. La cappella è ricavata da un torrione la cui conversione a luogo di culto venne decisa nel 1902 da padre Pizzotti. La cappella non è affrescata e le statue presenti, realizzate in cemento portland, vennero dipinte sul posto dal pittore bergamasco Eugenio Goglio. Le statue rappresentano San Girolamo nell'atto di estrarre dei pani dal proprio grembiule, moltiplicandoli per sfamare i propri orfanelli.